venerdì 25 agosto 2017

Solo a Torino vedono Gigi8

Il quotidiano torinese e Gigi
Prima analisi, a sfondo fantacalcistico, delle pagelle date dai tre quotidiani sportivi ai giocatori del campionato di serie A. Una prima giornata con qualche sorprese, e qualche immaginabile accadimento. Buona lettura.

Nella prima giornata del campionato di serie A sono scesi  in campo 277 giocatori, nel particolare 20 portieri, 83 difensori, 95 centrocampisti e 79 attaccanti.
Di questi 20 (due difensori, sette centrocampisti e undici attaccanti hanno ricevuto senza voto da tutti e tre i quotidiani sportivi; due, i centrocampisti Rincon e Rigoni N. sono stati comunque ammoniti.
Riguardo ai colori 13 sono magenta, uno Sau con tre senza voto, 112 verde, 23 azzurri e 129 bianchi.
Riguardo ai gol segnati, ventuno, due sono stati realizzati da difensori (Ghoulam e Kolarov), uno da centrocampisti (Kessie su rigore) e diciotto da attaccanti (doppiette di Icardi e Quagliarella poi Cutrone, Birsa, Perisic Suso, Pazzini, Higuain, Thereau, Inglese, Mandzukic, Ciciretti, Ljajic, Milik, Di Francesco e Dybala). Riguardo ai colori nessun gol magenta, due azzurri (Kessie e Cutrone), sette verdi (doppietta Quagliarella, Pazzini, Inglese, Ciciretti, Di Francesco e Dybala) e dodici bianchi.
A tutto questo si assomma l'autorete del difensore veronese Souprayen a favore del Napoli.
Per gli altri bonus abbiamo assistito a un rigore parato (Buffon), tredici assist (Alex Sandro, Birsa, Cataldi, Cutrone, De Paul, Insigne, Joao Mario, Lichtsteiner, Perisic, Pjanic, Ramirez, Suso e Verdi), trentuno ammoniti (Angella, Barreto, Bonucci, Borriello, Cacciatore, Cataldi, Cutrone, De Maio, Defrel, Del Pinto, Dussenne, Gentiletti, Giaccherini, Heurtaux, Lichtsteiner, Locatelli, Luis Alberto, Magnanelli, Nainggolan, Perica, Politano, Pulgar, Rigoni N., Rincon, Romulo, Rossettini, Sanchez, Toloi, Veloso, Viviani, Wallace), un rigore sbagliato (Farias).
Otto portieri hanno mantenuto imbattuta la loro porta:  Alisson, Buffon, Consigli, Donnarumma G., Gomis, Handanovic, Perin e Strakosha; sei hanno raccolto un pallone in fondo al sacco (Berisha, Mirante, Puggioni, Reina, Sirigu e Sorrentino); in due sono superati due volte (Belec e Scuffet); in quattro ne incassano ben tre (Cordaz, Cragno, Nicolas e Sportiello).
Per quanto riguarda i voti la Gazzetta dello sport ha assegnato un 8 (Icardi), sette 7.5 (Cutrone, Di Francesco, Dybala, Gomis, Insigne, Kessie e Suso), diciotto 7, quarantasei 6.5, novantadue 6, cinquantotto 5.5, trenta 5, quattro 4.5 (Martella, Mirante, Tomovic e Vitor Hugo) e un 4 (Ceccherini).
Il Corriere dello Sport/Stadio assegna invece due 8 (Cutrone e Icardi), sei 7.5 (Buffon, Dybala, Insigne, Kessie, Quagliarella e Suso), ventuno 7, quarantaquattro 6.5, centodiciassette 6, trentaquattro 5.5, ventitre 5, due 4.5 (Mandragora e Sourpayen) e un 4 (sempre Ceccherini).
Infine il torinese Tuttosport ha premiato con 8 tre giocatori (Buffon Cutrone e Kolarov), con 7.5 sei giocatori (Birsa, Dybala, Icardi, Ljajic, Perisic e Suso), con 7 dieci giocatori, con 6.5 quarantasette elementi, con 6 centoquattro atleti, con 5.5 in quarantasei, con 5 ventisei pedatori, con 4.5 Cop Farias Padoin Scuffet e Tomovic, con 4 gli espulsi Ceccherini e Hysaj.
Per i senza voto sono 20 per la Gazzetta dello Sport, 27 per il Corriere dello Sport/Stadio, 28 per Tuttosport.
Sei giocatori prendono voti solo da due quotidiani su tre: Di Chiara, Douglas Costa, Gagliardini, Giaccherini, Izco e Linetty; quattro da uno solo (De Roon, El Shaarawy, Garritano e Salcedo Mora)
La media dei giocatori scesi in campo nella giornata è 5,947 per i duecentocinquantasette scrutinati dalla Gazzetta dello Sport, 6,044 per i duecentocinquanta esaminati dal Corriere dello Sport/Stadio e 5,952 per i duecentoquarantanove pagellati da Tuttosport.
La Top11 per media voto usando uno schema consentito dal nostro regolamento è basata sul 4-3-3: Buffon; Kolarov Skriniar Ghoulam Vicari; Joao Mario Kessié Pjanic ; Cutrone Icardi Suso (Dybala)
Nella Top11 per fantamedia in attacco Quagliarella strappa il posto a Cutrone, in difesa Alex Sandro subentra allo spallino Vicari.
Top11 nazionale per media voto: Buffon; Bonucci Vicari Zappacosta; Costa F., Locatelli, Mora, Schiattarella; Cutrone Insigne Quagliarella (Di Francesco).
Nella nazionale per fantamedia in difesa Regini Chiellini Gamberini Maietta e Rugani hanno tutti diritto a prendere possesso del seggio di Bonucci.
Infine gli undici rimandati per media voto (5-3-2): Scuffet (Mirante); Ceccherini, Hysaj, Martella, Tomovic, Vitor Hugo; Izco, Mandragora, Padoin; Palombi, Paloschi.

lunedì 20 febbraio 2017

La zombie bella e simpatica

E' il tempo dei morti viventi. L'incredibile successo di "The Walking Dead" ha portato alla nascita di una serie di telefilm, per dirla arcaicamente, che sfruttano il filone.
Tra queste si è rivelata molto meglio del previsto Izombie, tratta da un fumetto Vertigo, e scritta da Rob Thomas, celebre per Veronica Mars, accurata fusione di procedurale e sentimentale.
E proprio sentimentale e procedurale sono due degli ingredienti oltre alla questione dei morti viventi.
Uno zombie, se si nutre quotidianamente di cervello, non è diverso da un essere umano normale, anzi. Diventa una specie di supereroe, combatte molto meglio, ha lampi di memoria di colui che ha fornito il cibo. Solo una fame prolungata lo trasforma in quella ameba affamata diventata famosa grazie ai film di Romero e al telefilm tratto dal fumetto di Kirkman.
Accettate queste regole la serie è molto gradevole.
Liv, laureata in medicina, in procinto di sposarsi, va a una festa e la sua vita viene ribaltata. Una droga di nuovo tipo trasforma le persone in zombie e la protagonista si risveglia dentro un sacco per cadaveri guardando le sue mani che mostrano una pelle di un bianco lattiginoso.
Invece di impazzire la protagonista, mettendo alla prova la nostra sospensione della incredulità, è abile nel trovare un nuovo status quo, lascia il fidanzato, annuncia una svolta emo, lascia l'ospedale e va a lavorare in obitorio agli ordini del simpatico nerd barbuto Ravi che subito si mette all'opera per creare un vaccino; nutrendosi dei cervelli delle vittime aiuta le indagini del rampante detective Babineaux che ha l'ingrato compito di ignorare ogni indizio sulla zombificazione della ragazza.
Durante i casi di puntata che caratterizzano i primi episodi emerge la figura del cattivo della prima stagione, Blaine, il ragazzo che ha zombificato Liv; che ha la produttiva idea di zombificare persone abbienti e vendergli poi cervelli e non solo e mettendo su una produttiva macelleria dal meraviglioso nome di "Carne Carina" che usa i senzatetto e i ragazzi sbandati facilmente fatti sparire nel lato oscuro di Seattle, lo scenario in cui si svolgono le vicende.
Emergerà poi un nuovo cattivo, il proprietario di una specie di Red Bull che ha la zombificazione tra gli effetti collaterali.
La prima serie, 13 episodi di 45 minuti, è disponibile su Netflix.
Perchè vederla? Perchè lo zombie è il nostro doppio, rappresenta l'uomo massa che si piega alla sua ferinità, e anche in questa era social cercare di mantenere una propria etica nonostante tutto. Il lato gore e fetish provocato dal latente cannibalismo e dall'interazione tra i personaggi non fa che rendere disturbante la visione senza farcene allontanare.

martedì 14 febbraio 2017

Gabbani revolution?

Ieri sono accadute due cose inquietanti.
Il programma più importante della rete televisiva più importante del primo gruppo televisivo privato della nazione non riusciva a non parlare e a non far ascoltare una canzone che richiamava un programma appena andato in onda per cinque sere sul primo canale della tv di stato.
Una esiziale direzione del principale partito del paese si è aperta con l'inno nazionale preceduto sempre dal brano che ha a sorpresa vinto il sessantasettesimo festival di Sanremo:2007 "Occidentali's karma" cantato da Francesco Gabbani.
E i dati di itunes, la pagina facebook dell'Eurovisione, il panettiere sotto casa che non ti sveglia più con "curre curre quagliò", tutto ci induce a pensare che sul palco dell'Ariston sia andata in scena una nuova rottura semiologica del normale ascoltare e sentire.
Il brano è rivoluzionario e allo stesso tempo raccoglie il testimone di una serie di progenitori che hanno cercato di turbare l'animo dello stolido pubblico sanremese.
E' il 1986 quando uno dei più illuminati fantasisti della televisione italiana, Renzo Arbore, si presenta tra i fiori liguri con una canzone gonfia di sottotesti licenziosi e spinti, "Il clarinetto", e solo l'esplosione di Eros Ramazzotti gli impedisce di conquistare il favore dei giocatori del Totip che allora componevano la giuria.
Elio e le storie tese, uno dei gruppi che con più efficacia ha percorso le strade dell'innovazione lessicale e musicale non disgiunta dall'ironia, realizzarono il brano che ottenne più voti nel 1996 ("La terra dei cachi", cantata con Raoul Casadei in una delle serate) ma Pippo Baudo, presentatore e direttore artistico, cambiò il verdetto. Il gruppo milanese spargerà ancora il verbo nelle edizione del 2013 con "La canzone mononota" e "dannati forever" e nel 2016 con "Vincere l'odio".
Intanto Daniele Silvestri era stato il vincitore morale del festival del 2007 con "La paranza", che con un sound latinoamericaneggiante coniugava richiami all'amore e avvenimenti di cronaca come l'arresto di Bernanrdo Provenzano o il delitto di Cogne.
Il brano di Gabbani è il figlio di tutte queste audaci imprese. Basta rileggerne il testo:
Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico
Nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo
Intellettuali nei caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi
L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili.
AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma
Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili
Tutti tuttologi col web
Coca dei popoli
Oppio dei poveri.
AAA cercasi (cerca sì)
Umanità virtuale
Sex appeal (sex appeal)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain.
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Quando la vita si distrae cadono gli uomini.
Occidentali’s Karma
Occidentali’s Karma
La scimmia si rialza.
Namasté Alé
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma
Versi brevi, brevissimi, che prediligono lemmi recenti, un numero di citazioni spaventoso, che spazia da "2001" di Kubrick a "La scimmia nuda" di Desmond Morris a "La religione oppio dei popoli" di Karl Marx. Una critica puntuta all'uomo immerso nei social e a una certa religiosità orientaleggiante che sembra una facile via d'uscita. Eppure se ne possono estrarre, in questa serie quasi infinita di pitstop lessicali, tre righe che sarebbero piaciute a Montale e Quasimodo:
Mettiti in salvo dall'odore dei tuoi simili.
Per tutti un ora d'aria. Di gloria.
Quando la vita si distrae cadono gli uomini.
E questo immerso in un ritmo indiavolato, indianeggiante che frantuma ai primi ascolti l'attenzione sulla parola. E l'uso dello scimmione che svia dal resto, che richiama Arbore ed Elio per l'uso altro del palco. Sembra parlare d'altro, sembra dire che il karma dell'occidente è il suo tramonto, ma prima di lanciarsi in una ripetizione che porta via la nostra soglia dell'attenzione nel ballo sulle strade di Nuova Delhi ci lascia con due parole, namastè e alè che contengono più speranza del previsto.
L'assonanza tra uno dei termini più densi di significato della tradizione indiana e l'appello popolare dei gruppi informali italiani fa guadagnare a questa canzone il passaporto per essere apprezzata ad ogni livello e per essere cantata sui tetti e sugli stadi e per cambiare il nostro oggi come fece, agli inizi del miracolo economico, un altro brano spacca tempo: "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno.

martedì 2 luglio 2013

Il cinefilo pendolare (4) - Il peluche e l'assenza da star

Viaggio d'andata quasi da percorso netto: treno preso al volo e solo un'errore nel capire se il cinema Arlecchino fosse a destra o a sinistra di via Riva Reno.
Cinema Arlecchino, "La bella e la bestia" (Jean Cocteau, 1946, 94')
Cinema Jolly, "La porta del cielo" (Vittorio De Sica, 1945, 85')
Sala Scorsese, "Bonjour Mr. Lewis - secondo episodio" (Robert Benayoun, 1982, 55')
Sala Mastroianni, "Etudes sur Paris" (André Sauvages, 1928, 80')
Cinema Arlecchino, "L'amante perduta" (Jacques Demy, 1969, 90')
"La bella e la bestia" di Cocteau è un'opera seminale, grazie anche alle risonanze del film Disney che praticamente lo saccheggia: geniali le trovate di effetti speciali, meravigliosi i personaggi di contorno. Terrebbe benissimo anche oggi peluche a parte. Toubiana non c'era.
C'era invece anche Manuel De Sica con Monreale e Farinelli a presentare "La porta del cielo", il film girato da Vittorio De Sica nella Roma che aspettava l'arrivo degli alleati mantenendo al sicuro maestranze, attori e comparse. Il film tiene botta alla sua leggenda con indimenticabili Mercader e Marina Berti e la scena finale all'interno di San Paolo fuori le mura.
Il secondo episodio di "Bonjour Mr. Lewis" aggiunge pezzi di interviste a Jerry e si concentra su scene tagliate dei film in cui è regista e il rivedere Dean Martin dopo 20 anni in un telethon grazie a Sinatra. La cosa più interessante: il rapporto con Stan Laurel di cui Jerry parla facendo anche un parallelo tra Dean Martin e Oliver Hardy. Le attese per questa serie non sono ancora mantenute.
"Etudes sur Paris" è uno sguardo sulla città documentaristico che mette a dura prova il vedente.
Anouk Aimèe, 81 anni, ha dato bidone per il secondo anno di seguito al #CinemaRitrovato. Eterna diva che si compiace di sè anche in "Model shop" dove interpreta una francese che si fa fotografare per recuperare i soldi per tornare in patria. Verrà aiutata da un'aspirante architetto allo sbando in procinto di partire per il Vietnam (uno scialbo Gary Lockwood che fu preferito all'allora giovane Harrison Ford). Un Demy poco illuminante in questa trasferta statunitense che oggi fa alzare molto il ciglio.
Spese del giorno 9,50 € per pranzo + cena.

lunedì 1 luglio 2013

Il cinefilo pendolare (3) - I racconti di re Jerry e altre premonizioni

Primi problemi pendolari. Il combinato disposto di un breve ritardo per trovare parcheggio a Faenza, la fila perché essendo il primo luglio si rinnovano gli abbonamenti, una domanda superflua fatta al bigliettaio, provoca l'allontanamento del treno mentre sono ancora alla base delle scale. Peraltro era un treno in ritardo.
Così è saltato il primo programma e forse è una fortuna visto che ignoro le condizioni del mio fisico dopo due programmi consecutivi di muti di cento anni fa. Quindi si legge il catalogo aspettando alle 11 la visione del Caserini restaurato del 1913.

Sala Mastroianni, "Ma l'amor mio non muore" (Mario Caserini, 1913, 80')
Quello che era probabilmente l'evento del giorno ha largamente deluso. La prima della versione restaurata del film che proprio cento anni fa lanciò anche in Italia la figura della diva, iniziando con l'attrice teatrale Lyda Borelli, ha accontentato probabilmente solo i fans dei restauri. Sarà l'immagine troppo pulita che alza il livello della aspettativa per il film, sarà l'accompagnamento musicale di solo piano scelto (mentre nel dvd appena uscito ve ne sono altri due, di pezzi operistici e più orchestrali, che probabilmente supportano meglio le scelte registiche), ma la visione risulta tediosissima a iniziare dal WTF iniziale degno del peggior Lindelof: i due generali dopo aver concordato in una stanza i piani di battaglia lasciano tutto su una carpetta sul tavolo andandosene con la protagonista e lasciando sola la spia, libera di sottrarre i documenti.
La stessa Lewinski, curatrice di tutti i programmi di cento anni fa consiglia una plurivisione ma sarà difficile cambiare opinione su questa, peraltro stilisticamente impeccabile, opera lirica senza canzoni.

Sala Scorsese, "Bonjour, Mr. Lewis - episodio 1" (Robert Benayoun, 1982, 55') con introduzione di Pierre Kalfoun.
Il documentario televisivo in sei parti sulla multiforme carriera artistica di Jerry Lewis è stato introdotto da una torrenziale dissertazione del produttore del film, il francese Pierre Kalfoun, che si è concentrato su come Lewis è stato convinto a mettere a disposizione il suo enorme archivio personale e sulle sue qualità umane, spesso impensabili vedendolo recitare.
Il primo episodio cerca di introdurre la figura dell'attore regista attraverso interviste a colleghi (in questa puntata Mel Brooks, John Landis, Martin Scorsese, Martin Feldman e Steven Spielberg), uno schetch con Dean Martin che ripercorre il loro primo incontro e backstage tratti dal film girato con Scorsese e dell'ultimo film come regista. Zavorrato dall'incedere televisivo non fa altro che accrescere l'appetito per gli episodi successivi e lascia due sollecitazioni.
Dai titoli di coda il docu risulta coprodotto da Rai2 (c'è anche chi giurava di averlo visto in gioventù mentre si attendeva fuori la proiezione di Caserini, e affermava che a Bologna sarebbe circolato il famoso film di Lewis clown in un lager che non volle distribuire) e forse negli archivi RAI c'è una copia meno usurata dal tempo.
Questa scelta della cineteca potrebbe preludere al restauro dell'archivio Lewis visto che Kalfoun ha rivelato che ora gli archivi sono interamente di proprietà dell'indimenticato Picchiatello?

Sala Scorsese, conferenza "Alla ricerca di Allan Dwan" con Kevin Brownlow
Brownlow non è stato efficace come altre volte ma in un tempo contenuto (probabilmente gli è stato chiesto di recuperare lo sforamento del dossier Lewis e ha parlato un po' accellerato mettendo in difficoltà i traduttori) è riuscito a lasciarci i caratteri fondamentali del regista Dwan, una sorta di Donen del muto che aveva Fairbanks come attore feticcio e poi diresse anche gli ultimi film muti di Gloria Swanson. Abile orchestratore di scene di massa, ebbe una rapida parabola discendente col sonoro. Era un'autore? Brownlow non ha affrontato l'argomento ma vien voglia di pensare il contrario e catalogarlo ottimo kestierante.
Sala Scorsese, "...À Valparaíso" (Joris Ivens, 1963, 27') e "La sixième face du Pentagone" (Chris Marker, Francois Reichenbach, 1968, 25')
Due brevi documentari con lo zampino di Chris Marker (quello di "La Jetèe") della cui rassegna ancora nulla so. Sembrano metadonici materiali RAI hanni '70 ma non mancano i guizzi, a cominciare dai temi: la strana città cilena con la favelas in cima e il colore che all'improvviso prende il posto del bianco e nero e il tentativo, quasi in presa diretta di una protesta universitaria di assalire il Pentagono nel fatidico '68. Mi resterà la ragazza che lancia un fiore ai poliziotti statuntensi e li sfida a raccoglierlo e i manganelli legnosi con cui vengono fatte sanguinare le teste di chi ha osato invadere la massima istituzione militare del mondo.

Sala Scorsese, "La peste bianca" (Hugo Haas, 1937, 108')
Ancora anticipazioni della Seconda Guerra Mondiale, questa volta a livello di precog. In un imprecisato stato europeo governato da un maresciallo mentre si prepara la guerra contro un piccolo vicino scoppia una epidemia detta "la peste bianca" (il film è del 1937, il libro di Camus del 1947) che colpisce le persone tra 45 e 55 anni prima con una macchia bianca poi con la consumazione del corpo.  Non c'è cura, tanto che il massimo luminare del paese prescrive prima una pomata contro la puzza e poi droga per perdere i sensi. Uno strano medico greco, Galeno, ha però la cura e la usa, dopo diatribe coi medici più importanti solo per curare i poveri. Quando il morbo colpisce il barone Krog, magnate degli armamenti offre la cura in cambio della proclamazione della pace. Krog preferisce suicidarsi dopo essere stato divorato dai dubbi. Il maresciallo dittatore, scoperta la propria malattia appena scatenato il conflitto, invece proclama la pace immediata ma Galeno viene linciato dalla folla perché pacifista mentre gli porta la cura.
Il film si conclude con le parole di pace del dittatore diffuse da uno dei campi dove vengono rinchiusi i malati senza speranza.
Sorprendente apologo nerissimo di matrice cecoslovacca che dona una nota di irrequietezza alla fine di questa giornata.

Tornando a casa una lieta sorpresa: alle 21.16 un nuovo treno fresco di officina neanche segnato nei nuovi orari. Misteri delle Ferrovie.
Spese del giorno: 28,80 € abbonamento settimanale; 11,78 € pranzo + cena.